sabato 5 maggio 2012


Fieramente arroccato su posizioni di intransigente autoproduzione e autodistribuzione, solenne spregiatore del compromesso assurto a modus operandi, ha all’attivo 16 dischi. Dal 2005 produce canzoni in italiano. Humpty blog.

Releases:

Messiness (Giu 2016)


Etnomology (Set 2015)


Dissipatio H. D. (Feb 2014)

Chucky Chico and the spits of Satan (Lug 2013)
Chucky Chico and the spits of Satan cover art

Finestre Alte (Apr 2012)
Finestre Alte cover art

Humptamatic (Giu 2011)
Humptamatic cover art

Rain (Gen 2011)
Rain cover art
 
Noia e Rivoluzione (Giu 2010)
Noia e Rivoluzione cover art

A mile from any neighbor (Dic 2009)
A mile from any neighbor cover art


Pianobar dalla fossa (Dic 2009)
Pianobar dalla fossa cover art

Q.b. (Feb 2008)
Q.b. cover art

Eine traurige Welt für Scheiße Leute (Nov 2006) 
Eine traurige Welt für Scheiße Leute cover art

L'ep di Humpty (Gen 2006)
L'ep di Humpty cover art

Be no more time (Feb 2005)
Be no more time cover art

lunedì 16 aprile 2012

Fruitore Di Nonsense - "Wittgenstein-Haus" STS #007 (14 Aprile 2012)

Io e Valerio ci siamo incontrati nella facoltà di Lettere di Tor Vergata di Roma. Pur essendo praticamente sconosciuti l'un l'altro, un'affinità ci accomunava: ciascuno di noi "creava" ed entrambe avevamo costruito la nostra propria Casa di Edizioni, ciascuna con una sua precisa filosofia. Questo fatto e poche altre battute bastarono perché nascesse una collaborazione tra Haiku Edizioni (Web Press) e SubTerra (Copyleft Label) con la pubblicazione in queste pagine del primo disco di Valerio, Wittgenstein-Haus. Un album intimista, dagli accenti malinconici e nostalgici e solo a tratti più caustici e movimentati, che si discosta nei suoni dagli orientamenti più "indie" di SubTerra, ma che celebra l'atto comune di due ragazzi, deciso e voluto nonostante il deserto che li circonda.

WITTGENSTEIN-HAUS / Un disco che è arrivo e partenza. Che viene da lontano, nello spazio e nel tempo, e che rivendica un ritorno. All'essenza. Il bianco della copertina racchiude in sé tutti gli altri colori. Colori a forma di canzoni. Colori che sbiadiscono, recita Ricordanza, ma che lasciano intravedere la loro intima struttura. Eterna. Un punto di arrivo: 12 canzoni scritte nell'arco di pochi anni, in quel frammento di eternità che è l'adolescenza, e lasciate a maturare e macerare tutto il tempo necessario.  Ad invecchiare, come si fa con il whisky, che con il tempo si trasforma, come per magia si ammorbidisce, ruba aromi e varianti di colori dalle botti di rovere in cui viene lasciato per anni, s'insaporisce dell'aria, della sua rarefazione. Un percorso di arrivo, dunque, fatto di piccoli percorsi emotivi e letterari. Un viaggio cominciato a 17 anni, dalla periferia romana, che ha fatto tappa lunga nella malinconia borghese di Parigi, arrivando, dieci anni dopo, al limite del mondo, sino alle steppe desolate della Mongolia ("Non t'è mai successo di fermarti in un deserto per scoprire di esserti perso?", da Canzone dell'amore ferito). Le atmosfere sottendono tutto questo, mostrando senza dire, senza chiari riferimenti geografici, preferendo semmai citazioni d'altro tipo: Canto notturno in Si minore racconta le gesta erotiche di un poeta senza aura, emulando Les fleurs du mal di Baudelaire; Sangue e terra trasuda richiami a Pablo Neruda; urlano il loro omaggio alle rispettive muse Iperuranio (canzone d'amore dove il sentimento del trascendente è paradossalmente rovesciato nell'immanenza delle piccole cose), Sul viale Karl Johan o la già citata Ricordanza. Wittgenstein-Haus è tutto questo e molto altro. Un disco che mescola, nello stile e nelle tematiche, la tradizione del cantautorato italiano, (Inutile, Il misogino, Berlino Est, Ballata per gente distratta) a sonorità pop-rock semplici ma collaudate (Una donna, Occhi tristi, la stessa Iperuranio). Il tutto magistralmente arrangiato da Alessandro Alicata. Wittgenstein-Haus è silloge di archi e di chitarre, sinfonia di pensieri e parole. Stati d'animo, emozioni, riflessioni, filosofie. 




(disponibile per lo streaming solo nella versione remix per il decimo anniversario dall'uscita cliccando qui)

Fruitore Di Nonsense

Fruitore Di Nonsense (Valerio Carbone) è laureato in Filosofia. Si è occupato di post-strutturalismo francese presso l’Università di Roma "Tor Vergata" e in seguito di studi fenomenologici e di filosofia del linguaggio presso l’Università degli studi di "Roma Tre". Ha collaborato con case editrici, periodici romani, riviste di divulgazione culturale e filosofica, istituti privati. Nel 2010 ha partecipato all’interno del Laboratorio Verlan alla pubblicazione dei testi La società dei beni comuni (Ediesse e Carta in collaborazione con Rete@Sinistra) e Dire fare pensare il presente (Quodlibet). Sempre nel 2010 fonda la WebPress "Edizioni Haiku" per la quale ha pubblicato il racconto La confusione chiara (2010) e, insieme a Flavio Carlini, il testo Lode a Mishima e a Majakovskij (2011). Nel 2012 produce in collaborazione con la SoundMakers di Roma e la SubTerra di Viterbo il disco di canzoni inedite Wittgenstein-Haus.



lunedì 12 marzo 2012

Banda del Racconto & MyLIAC

Banda del Racconto

La Banda del Racconto è associazione culturale dal 2011 (con sede a Viterbo) ma lavora da anni sul territorio: spettacoli teatrali, libri e graphic novel, passeggiate-racconto, reading-concerti. La Banda agisce di preferenza nei territori di Viterbo e della Tuscia, della Maremma tosco-laziale, della Campagna Romana. Incursioni anche nella Capitale. Il progetto Banca del Racconto (una delle attività più importanti della Banda) insiste sul territorio e i suoi paesaggi a partire dai patrimoni narrativi locali. L’obiettivo è restituire alle comunità coinvolti i patrimoni orali raccolti con l’interesse di un buon tasso di fruibilità collettiva e sociale dei saperi comuni e popolari. Il profilo artistico-scientifico del progetto è curato da Alfonso Prota (pianificatore territoriale, performer, illustratore), Antonello Ricci (regista, scrittore e studioso) e Marco D’Aureli (antropologo) (www.bandadelracconto.it).
Dal 2009 la Banda collabora con l'editore Davide Ghaleb di Vetralla (www.ghaleb.it).

MYLIAC

MYLIAC è attivo dal 2009. È un progetto musicale che si muove tra ambient, guitar drone e sonorizzazioni. Nasce come “laboratorio” di suoni, field-recording, elettronica, loop e si sviluppa seguendo “canovacci” generati da suggestioni condivise, lasciando ampio spazio all'improvvisazione. Matteo Ronchetti e Stefano Frateiacci partono miscelando l'immaginario post-rock ed elettronico con colori ambient, drone e noise. Alfonso Prota aggiunge in un secondo momento una robusta base percussiva e una pletora di stimoli di natura letteraria e performativa. Iniziano le collaborazioni con Antonello Ricci e la Banda del Racconto, nascono reading-concerti (da Per odio e per amore di Maria Jatosti, da Lutto in famiglia di Carlo Vincenti) e lo spettacolo teatrale Il Colombiano, dove si innestano inediti sapori sudamericani. La più recente esperienza è la produzione di colonne sonore per due documentari di Francesco Galli: Santino e La misura fa il soldo. Il taglio del bosco nel viterbese (myliac.bandcamp.com).

domenica 11 marzo 2012

Banda del Racconto & MyLIAC - Il Colombiano - ST#004 (12 Marzo 2012)


IL COLOMBIANO

Il Colombiano. Di adozioni & altre biologie, di Antonello Ricci (Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2011) è una fiaba d’amore. Una storia di padri e figli. Un racconto autobiografico: l’adozione da parte dell’autore, nel maggio 2004, del suo secondo figlio, Juanco (Juan José).
Il Colombiano è un elogio del seme bastardo. Un nudo inno alla bellezza della vita.
Il Colombiano è pure fantasia horror, dichiarazione d’amore a Medellìn, città «funesta e aerea» che i Colombiani stessi considerano la Napoli di Colombia.
Il Colombiano è un racconto in versi illustrato da Lorenzo Ricci.
A differenza dei precedenti lavori portati in scena dalla Banda del Racconto, Il Colombiano è anche e soprattutto un concerto-reading. Con Alfonso Prota in cabina di regia. E la musica dei MYLIAC che asseconda e innerva tutta la performance, dal dolce avvio serale al suo compimento notturno e visionario, quasi spiritico.
Anche per Prota, andrà detto, Il Colombiano si configura come faccenda di padri e figli: nel quadro quarto infatti, il regista si ritrova al leggio fianco a fianco con suo padre Vincenzo, a leggere un impasto di ispano-napoletano che lo riporta alle più intime e remote radici partenopee della sua famiglia (www.retididedalus.it/Archivi/2011/ottobre/TEATRICA/2_concerto.pdf).


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sabato 27 agosto 2011

Aldrin

Avrei voluto scrivere qualcosa di mio pugno sulla biografia degli Aldrin, ma il loro modo di presentarsi è talmente emblematico che non posso fare a meno di riportarlo. Mi limiterò a dire che sono 4 ragazzi provenienti da Roma e Viterbo, attualmente sparpagliati per il cosmo: Hendrick (chitarra), Massimiliano (basso), Marco (batteria) e Roberto (chitarra).
Gli Aldrin sono 4 creature senzienti il cui evidente destino, fin da principio, era quello di sfruttare il fenomeno della propagazione delle onde sonore nell’atmosfera al fine di suscitare una diversificata gamma di emozioni negli umani. Gli Aldrin nascono circa 14 miliardi di anni dopo il Big Bang, pressappoco 3 miliardi di anni dopo la comparsa della vita sulla Terra, a quasi 220 anni dalla presa della Bastiglia, precisamente nel marzo 2009. Gli Aldrin sono dediti ad un post-rock strumentale, eccezion fatta per rari inserti di suoni che sfruttano il linguaggio terrestre con lo scopo di trasmettere informazioni.

Tutta la loro musica è scaricabile senza alcuna richiesta di danaro dal World Wide Web, anche noto come l’ Internet.
Gli Aldrin amano assistere al processo di invecchiamento biologico dei loro corpi in ambienti prevalentemente bucolici, nei quali spesso si ritrovano a comporre musica.
Il settantacinque per cento degli Aldrin è stato in grado di terminare con successo il livello 9-5 in modalità B del videogame Tetris sull’originale Nintendo Gameboy.

Hanno all'attivo quattro dischi completamente autoprodotti.



Aldrin - "Bene" STS #006 (19 Luglio 2011)

Bene: terzo disco autoprodotto per gli Aldrin, band italiana figlia del post-rock dei secondi duemila, (Explosion In The Sky e 65daysofstatic, per citare solo due riferimenti). Ciò che colpisce in loro, e che in parte li distingue dai loro immediati predecessori italici, è la precoce maturità e personalità raggiunta in Bene, tanto che se ormai il post-rock rischia di costringere al cliché da cui è non facile sfuggire, si potrebbe ben dire che gli Aldrin si fanno riconoscere subito, attingendo a risorse che li portano oltre i soliti canovacci. Ma è nell'attenzione ai suoni, oltre che nell'abilità compositiva, che va ricercato il quid di questo raffinato post-rock: un' estetica che si fa concetto e che si richiama all'armonia della Natura, finendo con l'infondere un messaggio positivo. Registrato in gran parte nella rimessa dei trattori di una tenuta di campagna a Pitigliano, sul confine toscano-laziale, nella primavera 2011, il disco si giova di un bellissimo riverbero naturale. La supervisione tecnica è di Lorenzo Amato.

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